L'Associazione Psicologica Americana sostiene l'"eguaglianza nel matrimonio"

Il 4 Agosto 2011 il quotidiano USA Today ha pubblicato quest'articolo:
Come fa notare il medesimo giornale, questo "gruppo psicologico" è nientedimeno che l'American Psychological Association, i cui 154 mila membri ne fanno la più grande associazione di psicologi del mondo.

Va inoltre detto che nel documento approvato dall'APA, non si parla di "matrimonio gay", ma di "piena eguaglianza nel matrimonio", con ciò dando un sonoro ceffone a chi sostiene che matrimonio eterosessuale ed unioni omosessuali sono "ontologicamente diversi" oppure "non omogenei", e perciò il matrimonio non può essere concesso ai gay.

Bisogna che qualcuno lo faccia leggere anche alla Corte Costituzionale italiana, non solo all'Avvenire.

E, cosa che non guasta, la deliberazione è stata presa all'unanimità: 157 voti favorevoli, zero contrari.

Non potendo tradurre l'intero articolo (anche perché quando la risoluzione afferma che molte ricerche provano che molti gay e molte lesbiche, così come molti etero, vogliono relazioni stabili, impegnate e di lunga durata, e ci riescono, non fa che riscoprire l'acqua calda), mi limito ad evidenziare un solo punto.

Ovvero, secondo il direttore dell'Ufficio Questioni LGBT dell'APA, Clinton Anderson, l'esperienza dell'ultimo decennio negli stati USA che hanno approvato il matrimonio gay è stata tanto positiva da convincere l'APA che "l'eguaglianza nel matrimonio" è la politica da raccomandare a tutta l'America.

Questa presa di posizione è l'ultima tappa (finora) di una strada iniziata nel 1973, quando quest'associazione rimosse l'omosessualità dalla propria lista dei disturbi psichici (l'American Psychiatric Association, il cui Diagnostic and Statistical Manual è lo standard de jure a livello americano e de facto a livello mondiale, lo avrebbe fatto solo nel 1980), ed alcuni degli intervistati hanno fatto notare che, anche se questo documento avrà poco significato per l'uomo della strada, sarà di enorme importanza in campo giuridico e politico, perché non potrà essere ignorato né dal potere legislativo né da quello giudiziario.

E poiché la legge americana consente anche a chi non è parte di un processo di diventare (con l'assenso della corte) "amicus curiae", ed inviarle un "amicus brief" nel quale espone ciò di cui ritiene necessario informarla, l'APA ha ricoperto 11 volte questo ruolo dal 2004, a sostegno del matrimonio omosessuale.

Raffaele Ladu