Intrecci tra omofobia ed antisemitismo

[AVVERTENZA: Questa è solo una bozza. Critiche e commenti sono benvenuti, ma non inchiodate l'autore alle parole che sta provvisoriamente scrivendo :-)]

Ogni 27 Gennaio si celebra il Giorno della Memoria, istituito per ricordare le vittime del nazismo; tra esse, la maggiore attenzione la ricevono ovviamente gli ebrei, tanto che molti storici hanno indagato a fondo sulle radici dell'antisemitismo nazista, ed è ormai abbastanza chiaro perché il nazismo non poteva esimersi dal vittimizzare  gli ebrei.

Diverso è il caso delle altre vittime del nazismo, come i politici, gli asociali, i rom, i testimoni di Geova, eccetera, e gli omosessuali: la gente tende a pensare che ognuno di questi gruppi fosse avversato dal nazismo per motivi diversi, e che questi altri stermini avessero poco o punto in comune tra loro e con la Shoah.

Perciò nelle commemorazioni pubbliche spesso ci si limita ad elencarli, come si fa con i nomi delle vittime di una catastrofe naturale che non avevano in comune altro che il trovarsi nello stesso posto in quel momento, e nelle scuole si tende a trascurarli - non si studia la persecuzione degli omosessuali con l'impegno con cui si studia quella degli ebrei.

Un'eccezione è data dai disabili, uccisi dai nazisti nel quadro dell'Aktion T4 - quando ci si è resi conto che quest'eutanasia di massa diede ai nazisti il know-how per procedere a stermini su scala maggiore, e che Hadamar ha preceduto Auschwitz, allora si è cominciato a studiare meglio l'argomento, ed a capire meglio somiglianze e differenze tra l'"eliminazione delle vittime prive di valore" e la "soluzione finale della questione ebraica".

Nel caso degli omosessuali, esiste una direzione di ricerca promettente iniziata da George Lachmann Mosse, che osservava come gli ebrei non fossero visti dai nazisti (e dagli antisemiti soprattutto francesi dell''800) solo come un pericolo per la purezza razziale del paese, ma anche come un pericolo per la virilità e la femminilità dei non-ebrei.

Il timore che i ruoli di genere vengano sovvertiti, che maschi e femmine perdano la capacità non solo di attrarsi a vicenda e quindi procreare, ma anche di interpretare correttamente i loro ruoli sociali, portando la confusione e la decadenza nella società, è una delle motivazioni dell'omofobia.

Non sono quindi indipendenti omofobia ed antisemitismo - sono due sentimenti che sono evoluti insieme e si sono rinfocolati a vicenda; il tentativo che molti fanno (dal Vaticano in giù) di separare l'antisemitismo (che quasi tutti ormai condannano) dall'omofobia (che molti ritengono invece sacrosanta) non può che fallire.

Sul rapporto tra gli ebrei ed i ruoli di genere dei non-ebrei, il libro più interessante mi pare che sia stato scritto da Daniel Boyarin, il quale afferma che ci fosse un fondo di verità nel timore che provavano i non-ebrei.

Egli infatti, dopo la premessa di rito con cui avverte che sta parlando solo di alcuni ebrei, vissuti in alcuni luoghi ed alcuni momenti storici (e perciò quello che dice non si può generalizzare a tutta la variegata civiltà ebraica), afferma che i ruoli di genere nel mondo ebraico ashkenazita si formarono nelle accademie talmudiche babilonesi, e si consolidarono poi nel territorio noto come Confederazione polacco-lituana finché fu indipendente, e come Zona di residenza quando fu annesso all'Impero russo.

Se il mondo ellenistico-romano prima e cristiano poi esigeva che l'uomo fosse un lavoratore ed un guerriero, mentre la donna doveva occuparsi solo della famiglia, nel mondo ebraico (o meglio, nella porzione descritta da Boyarin), l'uomo aveva due soli compiti: studiare la Torah di giorno e fecondare la moglie di notte.

Tutte le incombenze della famiglia perciò pesavano sulle spalle della donna, tant'è vero che i sensali di matrimonio insistevano non soltanto sulla bellezza, sulla dote, e sul lignaggio della sposa, ma anche sulla sua salute fisica e capacità di lavoro - perché il marito (intelligente, d'animo nobile ed eloquente) doveva dipendere da lei per il sostentamento.

In questa società non era prevista la guerra o la resistenza armata (cosa che purtroppo avrebbe facilitato il lavoro agli antisemiti), e non mancava il maschilismo, di cui la più evidente espressione era il divieto per le donne di studiare la Torah; in compenso, gli ebrei si rendevano perfettamente conto che una donna colta ed istruita poteva guadagnare di più, e cercavano di dare alle figlie la maggiore istruzione (laica) possibile.

Questo modello nacque anche per reazione all'oppressivo dominio romano, e fu consolidato dal desiderio di distinguersi dai non meno oppressivi cristiani, che a loro volta accusavano gli ebrei di essere effemminati anche nel corpo (una leggenda che durò fino al 20° Secolo fu che anche i maschi ebrei fossero soggetti al ciclo mestruale - per divina maledizione, avendo essi rifiutato Gesù come messia); ma la differenza tra i ruoli di genere ebraici e quelli cristiani da evidente divenne abissale quando il nazionalismo europeo cominciò nell''800 a riformulare questi ultimi.

George Lachmann Mosse osserva che nell'Europa del '700 ci fu un risveglio religioso che portò a distinguere le funzioni corporee in "pubbliche" e "private", distinzione che sarebbe stata alla base del concetto di "rispettabilità" che tuttora informa le nostre vite; e che la Rivoluzione francese suscitò nella Germania occupata da Napoleone un movimento nazionalista volto non solo a cacciare gli invasori ed a costruire un nuovo paese, ma anche a riformare i costumi tedeschi, la cui mollezza fu ritenuta la causa della disfatta.

Nazionalismo e romanticismo fecero sì che l'ideale maschile dell''800, soprattutto in Germania, paese protestante e quindi più intransigente dell'Italia cattolica, e come quest'ultima in cerca di riscatto nazionale, fosse quello del prode combattente capace di sublimare l'energia sessuale al servizio di alti ideali - per la patria o la famiglia.

Divenne necessario distinguere la sessualità "normale" da quella "anormale"; se nel '700 era stato soprattutto l'onanismo ad attirare l'attenzione di moralisti ed educatori, nell''800 fu la volta dell'omosessualità; come osserva Michel Foucault, quello che fino ad allora era un "recidivo" del peccato/crimine di sodomia, ora diventava una nuova specie umana.

Questo per quanto riguarda i maschietti; delle donne si può dire che il nazionalismo peggiorò la loro condizione, in quanto stroncò i tentativi di emancipazione del periodo illuminista, e propose l'ideale della donna casta e sottomessa all'uomo.

Per giunta, il nazionalismo volle diversificare il più possibile la donna dall'uomo; e se la preoccupazione maggiore era sempre rivolta al maschio omosessuale, accusato non solo di perversione sessuale, ma anche di inadeguatezza e viltà, anche l'omosessualità femminile fu stigmatizzata per il timore che portasse alla confusione dei generi, nociva alla nazione.

In questo quadro, gli ebrei avevano una posizione abbastanza peculiare: il nazionalismo, non riconoscendo più nella diversità di religione un motivo per discriminare le persone, diede loro parità di diritti (nel 1791 in Francia, nel 1848 nel Regno di Sardegna ed in Prussia, nel 1867 in Austria-Ungheria), e gli ebrei ricambiarono facendo di tutto per "assimilarsi", ovvero per diventare indistinguibili (salvo che per la religione) dai loro concittadini.

Ma l'antisemitismo non era scomparso; e se prima gli ebrei erano visti come un pericolo per la fede, ora gli antisemiti cercarono di accreditarli come nemici della nazione e dei non-ebrei in genere; non mi pare necessario qui insistere sui fantasiosi complotti politici o finanziari che venivano loro attribuiti (come l'Affaire Dreyfus od i Protocolli dei Savi Anziani di Sion), ma sul pericolo che essi avrebbero costituito per la rispettabilità dei non-ebrei.

Francesco Germinario ha raccolto in alcuni libri le argomentazioni degli antisemiti ottocenteschi, soprattutto francesi; il più interessante è Argomenti per lo sterminio, che riporta come codesti antisemiti stigmatizzassero la convivenza tra ebrei ed ariani come contro natura, e foriera di gravissimi mali, dovuti soprattutto alla presunta anormale sessualità degli ebrei.

Due autori, di quelli citati da Germinario, sembrano i più interessanti da questo punto di vista: Édouard Drumont ed Otto Weininger - quest'ultimo è passato alla storia come il miglior esempio di ebreo antisemita dopo Karl Marx.

Entrambi identificavano l'ebreo con la donna, e per essi il comportamento del primo corrispondeva ai peggiori stereotipi sulla seconda; Drumond, in particolare, accusava l'ebreo di mancare della virilità necessaria a creare una nazione, e di essere perciò obbligato a vivere in mezzo alle altre nazioni, manipolandole e sfruttandole, perché la mancanza di virilità lo rendeva pure indegno di farne parte a pieno titolo; mentre la femminilità che Weininger attribuiva agli ebrei si tramutava per lui in dissolutezza (non era ancora arrivato il tempo, di Mussolini e Berlusconi, in cui l'ipersessualità veniva ritenuta manifestazione d'ipervirilità).

Tutte queste persone, oltreché antisemite, erano pure misogine, e bersaglio prediletto dei loro strali era la donna ebrea, dotata di un fascino ammaliatore ed irresistibile, di cui il primo esempio era stato la biblica Ester, e che continuava ad ossessionare la letteratura ottocentesca.

Boyarin avverte che molte donne ebree erano costrette nell''800 a prostituirsi per sfuggire alla miseria, e gli antisemiti trasformarono una triste contingenza in un complotto ben organizzato su scala continentale, in cui gli uomini ebrei usavano le donne ebree non solo per guadagnare, ma anche per ridurre i non-ebrei alla loro mercé.

Gli antisemiti erano perlopiù persone che ritenevano che solo la maschia forza meritasse rispetto, ed uno di loro, Louis Marthin-Chagny, ritenne che la Gran Bretagna, paese che si era dimostrato abile anche nella diplomazia e nel commercio, fosse femminile ed ebrea insieme.

Per questa corrente di pensiero, il pericolo principale dato dagli ebrei era quello di confondere i ruoli di genere e provocare il collasso della mascolinità - allo stesso modo degli omosessuali; e l'antisemita Drumont argomentò con coerenza che, se si abolivano le frontiere e le differenze di classe, occorreva abolire anche quelle di genere - concedendo l'eguaglianza politica alle donne.

Non ho trovato un discorso od un documento in cui agli ebrei venisse attribuita l'intenzione di propagare l'omosessualità tra i non-ebrei, ma l'idea che gli ebrei intendessero scardinare quella che oggi viene pomposamente chiamata la "famiglia tradizionale", attraverso l'istituzione di quella che ora si chiama "monogamia seriale" (ovvero divorziare, risposarsi, divorziare ancora, eccetera) risale almeno al '600.

Inoltre, il fatto che tra i primi illustri esponenti del movimento gay ci fossero ebrei come Magnus Hirschfeld ed Aldo Mieli (questo perché sia i gay che gli ebrei sono postcoloniali, ma gli ebrei hanno più esperienza), sicuramente aveva condizionato i nazifascisti; ed uno di loro scrisse questa curiosa citazione che ho trovato in un libro di Lorenzo Benadusi, a pagina 43:
L'amore, che a Parigi come a Venezia, come a Roma è flirt, passione, letizia serenata, poesia, a Berlino diventa - fra un boccale e l'altro, fra un cincischiarsi le facce di punta di spada e una parata a passo d'oca, fra un vento e un rutto - l'abbracciamento brutale, lo sfogo dell'ebreo, che brancolando fra i tavoli scambia i sessi e finisce omosessuale [grassetto aggiunto].
L'autore della citazione era Guido Podrecca, il fondatore del giornale satirico socialista L'Asino - un giornale tra l'altro omofobo; va aggiunto che Podrecca fu espulso dal Partito Socialista nel 1911 per aver sostenuto la Guerra di Libia, e che questa ferocia appare in un pamphlet intitolato La tavola rotonda in Germania (tavola rotonda è trasparente allusione all'omosessualità maschile), pubblicato per la prima volta nel 1919, lo stesso anno in cui, dopo essere stato interventista nella Prima Guerra Mondiale, si candidò alla Camera dei Deputati nelle file fasciste.

Sarebbe necessario fare ulteriori ricerche, per capire quante persone nel regime condividessero il pensiero di Podrecca, ovvero che gli ebrei fossero particolarmente portati all'omosessualità e capaci di contagiarne i non-ebrei, con conseguenze sociali nefaste.

Altra persona su cui vorrei indagare è Nicola Pende - per il momento propongo alla lettura questi due articoli:
Nicola Pende, infatti, anche se la sua firma in calce al Manifesto della Razza fu usurpata, era razzista, antisemita, e misogino, ed aveva fatto dell'endocrinologia la base di un determinismo biologico; nel caso degli omosessuali, era convinto che fossero vittima di uno squilibrio ormonale, che tentò di correggere nei modi più vari.

Sarebbe interessante verificare se tra i disastri che secondo Pende portavano i matrimoni misti con i neri o con gli ebrei poteva esserci l'omosessualità nella prole - cosa di non poca importanza dal mio punto di vista.

Raffaele Ladu